Monologo – condivido con voi un esercizio

Lavoro opprimente

Non ho avuto davvero tempo di aggiornare il blog recentemente. Ho deciso quindi di condividere un monologo che ho scritto come esercizio per un corso.

Spero vi piaccia.

La ragazza ha il viso alterato. Deformato dalla rabbia. Cerca di non alzare la voce ma traspare il suo astio verso il principale, un avvocato prestigioso.

“Licenziata. Lei vorrebbe licenziarmi? Sono cinque anni che lavoro come segretaria, la paga è una miseria, lei si presenta in ritardo un giorno sì e l’altro pure costringendomi a trovare scuse ridicole con i clienti per coprirla. Per difendere la sua preziosa reputazione.”

Si ferma come a valutare se sia il caso di continuare.

“Dal primo giorno che sono venuta qui a lavorare ho capito che mi avrebbe trattato come una serva. Va’ a prendere il caffé! Ho la giacca in tintoria! Annulla il dentista! Tutto ciò senza mai un sorriso, mai un per favore. Nulla. E il caffè non era mai abbastanza caldo, la giacca era sgualcita e chissà cos’altro. Era sempre troppo poco, sebbene queste mansioni neanche mi competessero. Per non parlare delle fastidiose occhiatine lanciate di soppiatto nella scollatura e dei commenti volgari che sentivo borbottati a mezza voce. Non ho mai detto nulla! E ora… per uno stupido…stupidissimo errore, per una riunione saltata lei mi manda a casa. Arrivederci e tanti saluti. Pur sapendo che mio padre è venuto a mancare e ho accettato questi quattro soldi schifosi solo per mia madre e mio fratello.”

Il capo la guarda strafottente. Vuole vedere dove è in grado di arrivare.

“Sa, lei ne troverà mille di segretarie come me…carine, che diranno di sì, obbediranno ai suoi ordini. Ma il rispetto, la stima negli occhi dei suoi dipendenti, il gelo e il dolore quando lei verrà a mancare quelli…non potrà mai sapere cosa significano. E forse non le importa, forse in questa società non conta più nulla tutto questo. Ma io mi sono svegliata.”

La ragazza scandisce le parole con le lacrime agli occhi

“Questi. valori. contano. per. me. E vorrei averlo commesso prima questo strafalcione, questa dimenticanza. Evidentemente era ciò che serviva a scuotermi. A rendermi libera da questa vita grigia che mi stava inghiottendo. A spezzare questa catena che mi rendeva schiava, facendomi credere che lavorare per uomini come lei significasse qualcosa. La sua reputazione non è altro che un’illusione, una bugia ben costruita. E dietro il velo di bugie, scolpita nel marmo a chiare lettere c’è la verita. Chiaramente visibile a chi un minimo si sporge oltre all’apparenza. E si sporgeranno. Prima o poi si sporgeranno di tutti. E di lei non resterà che cenere. Rida, rida pure. Raccolgo le mie cose.”

 

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