Creare un’atmosfera lugubre

Creare un’atmosfera lugubre

Esercizi di scrittura

Sono molto pacata nell’esprimere le mie opinioni. Preferisco i colori alle storie raccapriccianti. Oggi mi sono esercitata a dare voce a quella parte di me che non deve scrivere solo per ragazzi ma anche per adulti.

Vediamo il risultato

Racconto

Correvo. L’avevo dietro a pochi passi e avvertivo un dolore lancinante dietro la nuca. Solo il sentirla vicino mi faceva andare in iperventilazione, come se soffocassi e il cervello non ricevesse ossigeno a sufficienza per spronare le gambe a scappare. I miei occhi saettavano guardinghi da una parte all’altra del viale, con la paura di scorgerla al lato del mio campo visivo. Il cuore in gola mi strozzava, non respiravo…sempre meno aria. La mia voce era un sussurro mentre tentavo di gridare. A volte le parole che venivano fuori dalle mie labbra non le riconoscevo, erano rabbiose, sibilanti, avvelenate. Parole di terrore, parole di una pazza. Quella notte era quasi sul punto di raggiungermi. Avevo provato ad avvertire i miei cari che ero in pericolo ma credo che tutti avessero preso sotto gamba la situazione. Come dargli torto? Io stessa, a volte, preferivo non guardare la realtà. La mia bocca era cucita. I miei occhi finestre cieche. La sentivo inseguirmi lamentosa e vorace di attenzioni. Le sue dita si prolungavano verso di me, sopra di me, dentro di me. Faceva male. Non era come un ginocchio sbucciato, era un dolore più impalbabile…come una morsa al petto che stringe e stringe finché non ti abbandoni all’oblio. Volevo piangere, a volte piangevo…Ma le lacrime rallentavano la corsa e le fornivano vantaggio.

Non vedevo bene la strada.

Il suono delle mie scarpe sul viale era assordante, come un rullo di tamburi prima di un’esecuzione.
Aiuto, aiuto…
Sapevo che quando mi prendeva non ne uscivo mai del tutto incolume. Il prezzo da pagare poteva essere diverso. Una goccia di sangue, un dito, un dente.
Il sudore mi inzuppava, era salato… sgradevole sulla lingua. Ma non potevo smettere di correre. Ogni volta che mi toccava le visioni più distorte e sanguinose mi scorrevano davanti.
Graffi sul viso con unghie sporche e irregolari, sfoghi rossastri e pruriginosi che si arrampicavano per le cosce candide, acqua nei polmoni fino ad annegare, una lama affilata che affondava nella giugolare tenera.
Dovevo andare. Non potevo sopportare che le visioni peggiorassero. Mi nascosi dietro un anfratto scomodo, a carponi. Non sapevo dove fossi e speravo non ci fossero vermi striscianti pronti a entrarmi sotto i pantaloncini. O peggio. Gli insetti potevano ronzarmi nella testa e il terriccio che sfregava le ginocchia nude sembrava vivo e maleodorante. Non era il massimo come nascondiglio ma sarei stata al sicuro almeno per un po’.
Era una piccola vittoria depistarla…non sapevi mai quando sarebbe tornata a cercarti ma intanto potevi provare ad uscire dal buio. E forse, un giorno, addirittura potevi sperare di seminarla. Lei, l’ansia.
FINE

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